lunedì 4 dicembre 2023

Arte preistorica

 La scoperta di una sorta di proto-scrittura antica circa 20.000 anni potrebbe retrodatare il confine tra storia e preistoria

Lo so, sicuramente verrò criticato per la pubblicazione di quest'articolo, ma da quello che sono riuscito a leggere e a capire è uno studio molto valido, che offre molti spunti di riflessione. Gli autori dello studio sembrano aver identificato quelle che parrebbero essere delle antiche scritte, e ciò potrebbe retrodatare la nascita della scrittura di almeno 15.000 anni (la più antica parola scritta, fino a questo momento, era datata 5000 anni circa).
Non parliamo di certo di un vocabolario estremamente complesso in quanto si tratta di un insieme di simboli, caratterizzati dalla presenza di linee/barre ed asterischi, rinvenuti all'interno e all'esterno di alcune grotte, e su bastoni e strumenti litici. La spiegazione, secondo i ricercatori, è che questi simboli servissero per registrare o tenere sotto controllo le attività stagionali degli animali preferiti dall'uomo. Che quest'ultimo, incluso il Neanderthal, fosse in grado già decine di migliaia di anni fa di pensare in modo astratto, è ormai più che assodato come testimoniano le famosissime pitture rupestri distribuite tra Francia e Spagna, ricchissime di rappresentazioni "naturalistiche" accompagnate anche da simboli astratti.
Queste sequenze, come detto prima, acquisiscono un significato notazionale o numerico, infatti i ricercatori hanno provato in qualche modo a tradurre questa sorta di proto-scrittura. E' stata studiata una serie di 862 rappresentazioni di animali del Paleolitico Superiore, ed il primo risultato è che i simboli più diffusi sono: la linea/barra, il punto ed un simbolo che ricorda una "Y".
I ricercatori hanno provato proprio a tradurre questi 3 simboli ed hanno ipotizzato che il numero e la posizione di questi parrebbero essere associati agli animali da loro rappresentati, con lo scopo di annotare alcune informazioni relative o alla nascita o all'accoppiamento di questi animali, fondamentali per le popolazioni di cacciatori-raccoglitori del tempo. Insomma, è utile conoscere ed annotare quando una data specie migra, quando gli animali si accoppiano ed i periodi nei quali nascono i cuccioli.
E' stato stilato una sorta di catalogo di 862 associazioni di animali e sequenze, di cui 606 con una serie di punti e barre e 256 con una serie di punti e barre accompagnati dal simbolo Y. Dopo un primo e preliminare esame, i ricercatori si sono resi conto che tutte le sequenze contenevano non più di 13 segni. Successivamente, sono stati utilizzati metodi statistici che hanno permesso di esaminare le associazioni tra animali e sequenze, confrontando i risultati con i modelli migratori e con quelli relativi alle nascite e agli accoppiamenti.
Questo è il risultato:
- i semplici punti e le barre/linee simboleggiavano il mese sinodico (mese lunare) dopo l'inizio della primavera, periodo nel quale molti animali si accoppiavano;
- il tratto a forma di "Y" simboleggia l'inizio della stagione della nascita delle specie.
Naturalmente, gli autori dello studio sono i primi a mettere le mani avanti dicendo che tutti questi simboli non costituiscono una vera e propria parola scritta, ma sicuramente costituiscono una sorta di fase preliminare che precede la nascita della scrittura vera e propria.
Infatti, affermano che è meglio descrivere tutto ciò come se fosse una sorta di sistema di proto-scrittura, oltre al fatto che i simboli non necessariamente potrebbero (solo) indicare le attività biologiche degli animali, ma potrebbero aver assunto (anche) un significato diverso in base ai propri creatori. E' uno studio preliminare, e sicuramente lo studio di altri simboli e segni chiariranno un po' questa situazione. Magari si tratta di una piccola parte di un vasto proto-vocabolario paleolitico che ancora non conosciamo.
Per la fonte, clicca qui

Incisione di camelidi a grandezza naturale
Come ben sapete, la fossilizzazione è un processo raro e il più delle volte è difficile capire come, dove e quando è vissuto un certo gruppo. Alcune volte, però, rappresentazioni preistorico-artistiche come queste ci riescono a dare un grossa mano in questo casi.
Parliamo di incisioni di camelidi a grandezza naturale scolpire nella roccia e rinvenute vicino al confine meridionale del deserto del Nafud, in Arabia Saudita. Sono una dozzina di camelidi selvatici a grandezza naturale , una specie ormai estinta che un tempo vagava in questa zona del deserto della penisola arabica migliaia di anni fa, e che non ha mai ricevuto un nome (scientifico).
Sono state incise ben prima del cosiddetto "Optimum climatico dell'Olocene", periodo nel quale aumentarono le temperature, le glaciazioni diventarono un 'lontano' ricordo e l'uomo incominciò a stabilirsi in certe zone addomesticando un gran numero di animali.
Il primo fatto curioso è che le incisioni oloceniche , antiche almeno 6000-8000 anni circa, rappresentano bestiame addomesticato mentre in quelle pre-oloceniche (quindi del tardo Pleistocene) non se ne sapeva molto.
Infatti, qui ci troviamo davanti ad incisioni di animali non addomesticati, sovrapposte ad altre immagini neolitiche di pecore "moderne", oltre al fatto che sono stati rinvenuti strumenti litici range datati tra il tardo Epipaleolitico (Mesolitico) e il Preceramico del Levante. Le datazioni al radiocarbonio indicano che la zona fosse stata occupata ripetutamente a Sahout tra la fine del Pleistocene e l' Olocene medio, rispecchiando in parte la sequenza dell'arte rupestre.
Nell'Arabia settentrionale, la produzione rupestre potrebbe essere iniziata prima di quanto si pensasse in precedenza. La ricerca, infatti, suggerisce un’estensione geografica più ampia delle occupazioni umane prima del periodo ""umido"" dell’Olocene. L'esistenza, quindi, di una ricca tradizione regionale di arte rupestre, prima dell'arrivo del bestiame addomesticato, suggerisce che una popolazione locale fosse già presente nella regione.
Nell'arte rupestre sono stati identificati rari esempi di stili ancora più antichi con fasi multiple, comprese raffigurazioni di donne che ricordano le Venere paleolitiche, mostrate a volte con teste di uccelli, o con grandi equidi e cammelli selvatici.
Non si sa, però, quando vennero incise queste rappresentazioni, ma è innegabile il fatto che si notino differenze nella tecnica e nello stile, testimoniando che le antiche incisioni sui cammelli furono create da diversi gruppi di persone, vissute in periodi diversi. Inoltre, le immagini mostravano specie di camelidi estinte, e i ricercatori sapevano che un tempo vivevano nella penisola arabica nonostante la scarsità dal punto di vista fossile.
Le incisioni a volte richiedevano fino a 10 giorni di lavoro, e le grandi distanze tra questi siti di incisione suggeriscono l'elevata mobilità di questi antichi artisti. È improbabile, quindi, che queste incisioni siano un tributo ai cammelli come animali da soma o da commercio.
La maggior parte dei camelidi raffigurati sono maschi, che in genere non sono adatti per la cavalcatura a causa del loro temperamento e della minore resistenza rispetto alle femmine.
Le incisioni del Camel Site, nella provincia di Jawf (Arabia Saudita), mostrano anche scanalature, o quelle che riesco a tradurre come "cupole" (non conoscendo il termine esatto, non citerò più questa 'caratteristica'), indicano che queste zone avrebbero aver avuto una funzione simile a quella degli antichi egizi, cioè potrebbero aver prodotto e raccolto polvere di arenaria per rituali o per pratiche mediche. In tempi più recenti, la venerazione per i cammelli è profondamente radicata nella penisola arabica, essendo sacri e usati nei sacrifici sia in epoca islamica che preislamica.

Fontq 1 (Charloux,G., Guagnin, M. e Norris, J. (2020)); Fonte 2, il prosieguo di ciò che è stato scritto prima (clicca qui)


L'arte rupestre già 40.000 anni fa circa era (in parte) influenzata dal fenomeno visivo della pareidolia.
Questo fenomeno è molto importante perché, il più delle volte, il nostro cervello associa ombre o figure a qualcosa di noto, come per esempio un volto. Qui la situazione è leggermente diversa perché sono stati rinvenuti alcuni dipinti che raffigurano animali in alcune grotte nel nord della Penisola Iberica e sono caratterizzati da figure semplici, coadiuvate da crepe e curve.
Sono stati utilizzati software per replicare le fonti di luce utilizzate dai paleoartisti (fuoco o da piccole torce) e capire un po' la dinamica artistica dei siti.
Il risultato è che oltre il 50% delle raffigurazioni mostra una forte relazione con le caratteristiche naturali della grotta. Erano semplici e prive di dettagli come capelli od occhi, e ciò suggerisce che la pareidolia guidasse in parte gli artisti. Per esempio, i bordi curvi della parete della grotta venivano usati per rappresentare il dorso di animali come i cavalli, mentre le fessure venivano usate per rappresentare le corna di bisonti o di altri bovidi.
I dettagli comunque indicano che l'80-83% delle pitture di Las Monedas e Las Pasiega posseggono una relazione diretta con le caratteristiche topografiche della grotta. Si tratta, come detto prima, di uno stile relativamente semplice, come se i paleoartisti non avessero aggiunto volutamente dei dettagli. Magari rispecchiava il movimento artistico dell'epoca e di quella data regione.
Per esempio, per La Pasiega, le zampe posteriori degli snimali sono spesso raffigurate rappresentando solo la testa e la linea dorsale dell'animale, caratteristica tipica delle raffigurazioni delle zampe posteriori nel tardo Solutreano della Spagna settentrionale.
A questo punto, gli autori parlano di una sorta di "collaborazione" tra grotta e l'artista, con la pareidolia che assume ruoli diversi in base al contesto. Poteva essere Dominante, quando la pareidolia era il fattore dominante che influenzava le rappresentazioni figurative. In parole povere, si dipingeva seguendo esclusivamente i tratti topografici della grotta; assumeva un ruolo Collaborativo quando la pareidolia giocava un ruolo importante, ma parziale, assieme all'intenzionalità dell'artista. In parole povere, quest'ultimo si aiutava con le curve o le fessure della grotta, ma andava un po' oltre aggiungendo altri dettagli o particolari (intenzionalità); Infine, poteva svolgere un ruolo Passivo: la pareidolia in questo caso era quasi ininfluente, con l'artista che dava completamente sfogo alla sua creatività.
Questo, però, non vuol dire che tutte le immagini fossero completamente guidate da questo fenomeno, ma che anche in parte gli artisti abbiano sfruttato fessure o bordi naturali come base per la loro creatività. È un processo ricco di sfumature, con la grotta che aveva il potenziale di esercitare una forte influenza sulla forma e il posizionamento delle raffigurazioni.

 Questo fenomeno caratterizza tanti altri animali, come per esempio gli scimpanzé e questo denota come questa capacità sia un'eredità antichissima. Non essendo il mio campo quello dell'etologia, proverò in breve a parlare di questa ricerca.
I ricercatori si sono posti l'obbiettivo di capire se anche gli scimpanzé siano in grado di vedere facce mentre guardano le nuvole, e per far ciò hanno scelto 5 scimpanzé provenienti dall'Università di Kyoto. Questi erano già abituati al riconoscimento dei volti, pertanto sono stati sottoposti a test visivi di vario genere. Le immagini contenevano vari oggetti che ricordavano delle facce (felici o tristi). I ricercatori, per capire se vedessero veramente volti negli oggetti, hanno modificato queste immagini (distorte). Il risultato è che questi primati hanno mostrato una netta preferenza nello scegliere le immagini che ricordassero facce. Insomma, i risultati dimostrano che gli scimpanzé sono in grado di riconoscere volti in qualsiasi oggetto o forma (per la fonte, clicca qui).

Fonte: Fonte: Wisher, I., Pettitt, P., & Kentridge, R. (2023). Conversations with Caves: The Role of Pareidolia in the Upper Palaeolithic Figurative Art of Las Monedas and La Pasiega (Cantabria, Spain). Cambridge Archaeological Journal, 1-24.


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