lunedì 4 dicembre 2023

Come si spiega l'omosessualità dal punto di vista evoluzionistico?

 Prima di iniziare a parlare di quest'argomento, vorrei fare una premessa: evitate commenti omofobi, violenti e ricchi di qualsivoglia pregiudizio. Questo perché, l'articolo in questione, cerca di far luce su un comportamento diffuso in natura e gli autori non cercano in nessun modo di screditare alcun essere umano.  E' un normale studio filogenetico legato proprio a questi comportamenti presenti in molte famiglie di mammiferi. Nulla di più, nulla di meno.

I ricercatori affermano che l'omosessualità abbia almeno parzialmente una base genetica (per quanto riguarda le interazioni tra individui maschili. Inoltre, non esiste nessun "gene omosessuale" o qualsivoglia vaccata ascientifica), e sembra offrire alcuni vantaggi sociali all'interno del gruppo. Sono state studiate le relazioni e il comportamento sessuale tra lo stesso sesso in 250 specie di mammiferi, ed il risultato è che questo comportamento si è verificato in modo indipendente nei gruppi studiati e sembra essere correlato ad un certo comportamento sociale. Essendoci una minima base genetica, verrebbe da pensare che le possibili varianti genetiche siano diminuite nel corso del tempo proprio perché trasferite con poca frequenza, e ciò entra già in contrasto con i risultati dello studio perché è un comportamento diffuso in molti gruppi. 

Quale funzione svolge questo comportamento?

Se consideriamo ciò che è stato detto prima, anche le femmine potrebbero condividere le stesse varianti genetiche presenti negli individui maschili, e ciò renderebbe le femmine più propense ad accoppiarsi prima dei maschi e ad avere più figli, e ciò compenserebbe la limitata disponibilità del sesso opposto. Ciò comunque si ricollegherebbe al cosiddetto "Gene Egoista" di Dawkins, questo perché i risvolti altruistici/egoistici possono essere molteplici:

1) Le relazioni tra individui dello stesso sesso sono importanti per formare e mantenere legami e alleanze all’interno del gruppo;

2) Diminuisce il conflitto tra membri dello stesso sesso e contribuisce a stabilire gerarchie sociali. E' più comune nelle specie in cui sono comuni anche l’aggressione e l’uccisione tra i membri.

Sono stati segnalati comportamenti omosessuali in 261 (su 5747) specie di mammiferi. Nella maggior parte dei casi, questo comportamento è frequente ed evidente e si verifica nella metà delle specie manifestandosi in entrambi i sessi. I primati sono fortemente rappresentati: cinquantuno specie che comprendono lemuri e le cosiddette "grandi scimmie", mostrano questi comportamenti. C'è anche da dire che anche uccelli, rettili, rane e pesci e molti invertebrati mostrano comportamenti omosessuali, ma i ricercatori in questa ricerca si sono concentrati maggiormente sui mammiferi.

Quindi, la prima domanda è: quando è comparso, filogeneticamente parlando, questo comportamento? Inizialmente, si pensava fosse un comportamento ancestrale per tutti i mammiferi in risporta alla formazione di diversi sistemi sociali, ma ciò che emerge da questo studio è che questo comportamento sembra essere abbastanza "recente" in quanto compare in modo indipendente in diversi gruppi, evolvendosi e sviluppandosi più e più volte. Questo perché, se questo antenato comune a tutti i mammiferi fosse stato caratterizzato da comportamenti misti (sia tra individui dello stesso sesso che tra individui diversi), significa che ogni lignaggio dovrebbe in parte essere caratterizzato da comportamenti omosessuali.

I confronti di sequenze di DNA, infatti, hanno permesso di mappare le relazioni tra le specie, e ciò che ne consegue è che la distribuzione del comportamento omosessuale su tutti i mammiferi non corrispondeva al modello che ci aspetteremmo se fosse presente nell'antenato comune di tutti i mammiferi, un comportamento mantenuto in alcuni lignaggi e magari perso in altri. La spiegazione più semplice è che questo comportamento sessuale era raro tra gli antenati dei mammiferi, e si è evoluto indipendentemente molte volte in molte famiglie diverse (convergenza evolutiva) in tempi relativamente recenti. Le specie che mostrano comportamenti sessuali omosessuali, infatti, condividono antenati comuni molto più recenti rispetto alle specie che non mostrano tale comportamento, suggerendo che il comportamento sessuale omosessuale sia stato acquisito e perso molte volte, anche "recentemente" durante l'evoluzione dei mammiferi. Per esempio, nei primati divenne molto frequente nelle scimmie del Vecchio Mondo, quelle che si trovano in Africa ed Asia per intenderci, e solo in tempi successivi nelle cosiddette "grandi scimmie". Negli altri continenti la situazione non cambia molto: il comportamento sessuale tra individui dello stesso sesso era assente negli antenati di Cebidae, Atelidae o Hylobatidae, tre famiglie di mammiferi che sembrano aver avuto un'origine molto recente.

I risultati e le conclusioni

il comportamento sessuale omosessuale, sia maschile che femminile, era più comune nelle specie più sociali e ciò suggerisce che sia stato selezionato maggiormente nelle specie sociali. Una frequenza del 5% circa nei mammiferi (e nel 50% delle famiglie), più alta rispetto ad altri gruppi di animali come uccelli o insetti (è un dato sottostimato e solo con studi mirati come questo avremo un quadro completo della situazione).

La frequenza dell'accoppiamento omosessuale tra individui maschili sembra essere correlata alla frequenza con la quale gli animali dello stesso sesso si attaccano e si uccidono a vicenda, e ciò porta a pensare che possa essere un comportamento che si sia sviluppato per mitigare l'aggressività maschio-maschio nei mammiferi (Non sembra essere legato in nessun modo agli individui femminili). Ciò che è legato ad entrambi i sessi è che questo comportamento si sia evoluto con lo sviluppo di gruppi sociali in quanto, a livello etologico, aiuterebbe a stabilire e a mantenere relazioni sociali e a risolvere ed evitare conflitti ed aggressioni.

Stabilire che l’omosessualità conferisca vantaggi selettivi in ​​specie sociali come gli esseri umani e altre grandi scimmie non esclude altre spiegazioni, come quelle citate all'inizio del post. Ciò che ne consegue, come spiegano i ricercatori, è che l'omosessualità del regno animale non deve essere vista come una cosa anormale o "disadattativa" in quanto è frequente in molte famiglie di mammiferi e in tanti altri animali, conferendo comunque un certo beneficio dal punto di vista sessuale, sociale e della fertilità. Il comportamento omosessuale tra individui dello stesso sesso nei mammiferi è un adattamento convergente che facilita la diminuzione dei conflitti intrasessuali e il mantenimento delle relazioni sociali.

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