lunedì 4 dicembre 2023

Ecologia Umana: migrazioni e popolamenti

 In quali ambienti si sono adattati gli ominini negli ultimi 3 milioni di anni?

Questa recentissima ricerca, che potete trovare nei commenti, è molto interessante perché è un aspetto che si considera poco quando si parla di evoluzione umana: l’ambiente e il suo continuo mutamento.
La ricerca è abbastanza lunga, ma ho cercato di prendere i punti più importanti e, sostanzialmente, possiamo riassumere il tutto con questa frase:
“gli ominini, in particolar modo le specie del genere 𝙃𝙤𝙢𝙤, erano attrezzate per adattarsi a “paesaggi a mosaico”
I paesaggi a mosaico hanno caratterizzato e, in qualche modo, modellato l’evoluzione dell’uomo in quanto il Pleistocene è stato caratterizzato da continui mutamenti climatici che si riflettono sulla flora e fauna locale. In parole povere, non troviamo una sorta di ‘linearità’ ambientale (es. diminuiscono piano piano certe specie di alberi fino a non essere più presenti), ma troviamo diverse aree caratterizzate da più ambienti frammentati e che possono anche ripetersi.
Analizziamo un po’ punto per punto i risultati della ricerca.
Nel corso di 3 milioni di anni, l’habitat umano si è modificato nel corso del tempo (e con loro anche la flora e la fauna). Si sono avvicendati un po’ di avvenimenti chimico-fisici tali da modificare le condizioni climatiche e meteorologiche del pianeta (cicli di Milanković, gas serra ed effetti della calotta glaciale).
I primi ominini africani vissero prevalentemente in ambienti aperti (che si contraevano e si espandevano in tempi relativamente brevi), come le praterie caratterizzate da arbusti secchi, mentre in Africa Settentrionale troviamo aree relativamente desertiche. L’ampiezza del ciclo stagionale nell’emisfero settentrionale aumenta, portando ad un aumento delle precipitazioni estive espandendo, verso nord, le praterie, mentre il deserto del Sahara è caratterizzato una contrazione (a livello spaziale e geografico. In pratica si riduce). Questo è un fenomeno chiave in quanto ha permesso la creazione di ‘corridoi’ verdi supportando, così, le migrazioni di essere umani arcaici come 𝙃𝙤𝙢𝙤 𝙚𝙧𝙚𝙘𝙩𝙪𝙨, 𝙃𝙤𝙢𝙤 𝙝𝙚𝙞𝙙𝙚𝙡𝙗𝙚𝙧𝙜𝙚𝙣𝙨𝙞𝙨 e, successivamente, quelle dei primi individui dell’𝙃𝙤𝙢𝙤 𝙨𝙖𝙥𝙞𝙚𝙣𝙨 (i famosi ‘Out of Africa).
Insomma, questo per le specie umane si è trattata di una nuova sfida in quanto non avrebbero mai potuto conoscere i nuovi ambienti che avrebbero visitato negli anni successivi.
Riassumiamo gli eventi ambientali nel continente africano:
-la Savana e i boschi aridi si riducono gradualmente in Africa Settentrionale;
-in Africa Settentrionale si riducono le praterie e gli ambienti caratterizzati da arbusti secchi.
Migrando in Eurasia, gli ominini si sono adattati a una gamma più ampia di biomi nel tempo, ed in un modo o nell’altro i nostri antenati hanno selezionato attivamente ambienti spazialmente diversi, grazie e soprattutto alla tecnologia litica e alle conoscenze in loro possesso, ma non è il succo del discorso.
In Asia, per via dell’espansione delle calotte glaciali, le aree della tundra e delle praterie si sono espanse, mentre si sono contratte foreste boreali e tropicali. In Europa assistiamo ad un’espansione massiccia della tundra, delle foreste boreali e delle praterie, mentre le foreste ‘temperate’ si sono ridotte. In parole povere, la frequenza dei climi freddi ha portato a un’espansione dei biomi aperti, e ciò avrebbe permesso e facilitato la migrazione di esseri umani arcaici.
I biomi ‘preferiti’ dagli ominini
In un primo periodo, sono state percorse praterie aperte sfruttando, così, rotte migratorie più accessibili. La diversità dei biomi, e la “sperimentazione” da parte delle specie precedenti, potrebbe aver dato un vantaggio in termini di espansione.
Spieghiamoci meglio:
-gli habitat di 𝙃𝙤𝙢𝙤 𝙝𝙖𝙗𝙞𝙡𝙞𝙨 ed 𝙃𝙤𝙢𝙤 𝙚𝙧𝙜𝙖𝙨𝙩𝙚𝙧 erano prevalentemente localizzati in aree di savana e di prateria;
-le specie ‘successive’, invece, “provano" altre tipologie di habitat. Per esempio, 𝙃. 𝙚𝙧𝙚𝙘𝙩𝙪𝙨, che lasciò l’Africa circa 1,8 milioni di anni fa circa, ‘scelse’ habitat molto diversi come le foreste temperate o tropicali, mentre solo una piccola parte preferì la savana. Specie più recenti, come 𝙃. 𝙝𝙚𝙞𝙙𝙚𝙡𝙗𝙚𝙧𝙜𝙚𝙣𝙨𝙞𝙨 e 𝙃𝙤𝙢𝙤 𝙣𝙚𝙖𝙣𝙙𝙚𝙧𝙩𝙝𝙖𝙡𝙚𝙣𝙨𝙞𝙨, si sono adattate a climi più freddi. 𝙃𝙤𝙢𝙤 𝙨𝙖𝙥𝙞𝙚𝙣𝙨, la più generalista, si è stabilita in ambienti estremi come la tundra o il deserto (grazie anche, e soprattutto, alla capacità di produrre più strumenti in grado di far fronte alle esigente ambientali.
Tutto sommato, i primi ominini africani e 𝙃. 𝙣𝙚𝙖𝙣𝙙𝙚𝙧𝙩𝙝𝙖𝙡𝙚𝙣𝙨𝙞𝙨 preferirono habitat aperti o chiusi, mentre le altre specie prediligevano condizioni miste. Questo è interessante anche per quanto riguarda 𝙃. 𝙣𝙚𝙖𝙣𝙙𝙚𝙧𝙩𝙝𝙖𝙡𝙚𝙣𝙨𝙞𝙨 in quanto dimostrarono una scarsa capacità di adattamento in biomi aperti di clima freddo (come la tundra), e di conseguenza subirono una grossa contrazione (dal punto di vista popolazionistico e geografico) durante l’Ultimo Massimo Glaciale stabilendosi nella regione mediterranea (più calda e boscosa).

Fonte immagine: Mauricio Antón, Nat Geo Image collection. Per la fonte, clicca qui


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