lunedì 4 dicembre 2023

"Sei una carogna"

 Le carcasse di dinosauri giganti? Una probabile ed importante fonte di cibo per i predatori giurassici. Su questa pagina non parlo spesso di dinosauri, anche perché esistono persone più preparate di me che ne parlano molto bene e nel dettaglio (come Zoosparkle o Theropoda.blog), ma certi aspetti paleobiologici (e non solo!) mi incuriosiscono, sono importanti a livello evoluzionistico e si inseriscono benissimo anche in altre dinamiche naturalistiche. Per esempio, ho pubblicato qualche giorno un articolo nel quale si parlava della probabile "lotta" tra antichi umani e iene giganti con lo scopo di accaparrarsi facili prede: le carcasse degli animali predati dai grandi predatori.

Questo è un fenomeno molto frequente in natura, più di quanto possiate immaginare, questo perché pensiamo che i predatori siano delle sorte di "macchine da guerra" che cacciano continuamente, come se non ci fosse un domani. Ma, a volte, la spiegazione è semplice: bisogna abbandonare l'idea che l'attività di spazzino sia una pratica poco complessa in quanto avrebbe potuto richiedere comportamenti e comunicazioni piuttosto complessi e sofisticate capacità cognitive non di poco conto. Insomma, è meglio che qualcuno "uccida per te" che correre rischi durante la caccia.
Bene, dopo questa premessa facciamo un passo indietro nel tempo ed immergiamoci nel mondo dei dinosauri. Esiste, per esempio, questa sorta di diatriba anche per quanto riguarda le abitudini del predatore per eccellenza, almeno nella cultura popolare: 𝙏𝙮𝙧𝙖𝙣𝙣𝙤𝙨𝙖𝙪𝙧𝙪𝙨 𝙧𝙚𝙭. Infatti, per alcuni è impensabile che un bestione con uno dei morsi più potenti nel regno animale, possa essersi nutrito di carcasse, eppure questa recente ricerca farà un po' più luce su un aspetto.
I ricercatori affermano che potrebbero essere stati selezionati predatori capaci di trarre vantaggio dalle gigantesche carcasse degli erbivori, questo perché gli ecosistemi erano proprio ricchi sia di prede vive che morte. I sauropodi, caratterizzati perlopiù da individui dotati da un collo lungo, sono i candidati principali per quanto riguarda questa pratica perché sono stati tra gli animali terrestri più grandi che abbiano mai messo piede sul pianeta, e un solo individuo poteva sfamare (anche abbondantemente) un gruppo di predatori. Per testare quest'ipotesi, i ricercatori hanno sviluppato una simulazione (simile a quella che ha visto come protagonisti iene giganti degli antichi umani) basata sul numero di individui (e di specie) provenienti dalla formazione Morrison, datata al Giurassico, che comprendeva grandi predatori allosauroidi e un gran numero di prede come i già citati sauropodi e gli stegosauridi potenzialmente "cacciabili". Tutto questo ha avuto come scopo quello di capire se un gran numero di prede abbia potuto fornire agli allosauroidi un aiuto per quanto riguarda l'ottenimento dell'energia, sia come cacciatore che spazzino. Infatti, sarebbero stati selezionati e favoriti dalle condizioni ambientali quei teropodi (già) in possesso di tratti ereditari favorevoli al successo nella caccia o al successo nello spazzino. Se vogliamo, è stata la pressione selettiva esercitata dall'ambiente e dal numero di individui (sia vivi che morti) a condizionare l'evoluzione di questi gruppi selezionando individui capaci di acquisire la maggior parte delle calorie dalle carogne. Chi era in grado di nutrirsi di carogne, aveva maggiori possibilità di riprodursi rispetto a chi non era in grado, e tra i tanti caratteri selezionati parrebbe esserci la coda, una struttura voluminosa capace di immagazzinare grasso per lunghi periodi. È probabile che questo carattere si sia fissato già nei primi arcosauri non aviani.
Vediamo brevemente i risultati:
1) Quando erano presenti grandi quantità di carogne, la pratica dello scavenging era più redditizia della caccia attiva. Anche quando erano disponibili prede cacciabili, la pressione selettiva favoriva gli spazzini, anche e soprattutto quando i predatori non erano al top della condizione fisica. insomma, anche un allosauroide con qualche acciacco aveva buone probabilità di nutrirsi;
2) Sono stati selezionati allosauroidi con tratti specializzati atti al consumo e allo sfruttamento di grandi carcasse, utilizzandole come risorsa primaria. C'è anche da considerare che questa pratica permise a questo gruppo di teropodi di occupare una nicchia vacante, priva di altri competitori ma ricchissima di prede. Un contesto ambientale del genere sarebbe potuto essere caratterizzato dalla presenza di fonti inaccessibili e quasi impossibili da sfruttare con la sola caccia attiva. Esistono esempi "classico" in natura, per esempio i lupi evitano di cacciare bisonti (a differenza delle alci);
3) ricollegandoci cona parte finale del punto 2, gli allosauroidi probabilmente aspettavano la morte di un gruppo di sauropodi durante la stagione secca. In questo modo avevano modo di banchettare con una certa "tranquillità", immagazzinando il grasso nelle loro code e aspettando la stagione successiva per ripetere questa pratica. I ricercatori affermano che un singolo sauropode fornisse abbastanza calorie tali da "mantenere" anche una ventina si allosauroidi per alcune settimane (o anche mesi, dipendentemente dalla quantità ingurgitata).
Il modello, comunque, rappresenta una sorta di riassunto di un sistema complesso ed è normale che si possano (e si debbano) tenere in considerazione più variabili, come il numero di specie di prede e predatori, ma ciò non nasconde che questa tipologia di studio migliora la comprensione di come l'evoluzione dei predatori possa essere influenzata dalla disponibilità di carogne. Questa è la prima ricerca a testare modelli di pressione selettivi nei dinosauri e la prima a stimare la massa dei teropodi sulla base di vincoli metabolici.

Fonte foto: Project Gutenberg e-book, Wikimedia Commons, CC0. Per la fonte, clicca qui


Umani e iene (giganti), probabilmente, erano in competizione per le carcasse. In questo interessante studio, emerge che circa 1 milione di anni fa esisteva, potenzialmente, una competizione per il dominio delle carcasse tra gli esseri umani e altri grandi predatori, come le iene giganti. La caccia 'attiva', con strumenti complessi, ancora non caratterizzava le vite di questi antichi umani e, come suggeriscono i ricercatori di questo studio, un cacciatore di successo nel regno animale è anche uno spazzino.
Questa pratica non era sconosciuta agli antichi umani in quanto sarebbero sopravvissuti, in parte, nutrendosi anche di carcasse abbandonate da grandi felidi, o comunque da grandi predatori. "L'unione fa la forza", e in questo contesto ci azzecca benissimo proprio perché, per avere qualche chance questi antichi umani, dovevano unirsi in gruppo per proteggere e difendere il loro "bottino", anche e soprattutto dalle iene giganti (𝙋𝙖𝙘𝙝𝙮𝙘𝙧𝙤𝙘𝙪𝙩𝙖 𝙗𝙧𝙚𝙫𝙞𝙧𝙤𝙨𝙩𝙧𝙞𝙨). Le iene, come ben sappiamo, sono ottime cacciatrici ma non disdegnano ogni tanto un pasto "facile".
Sono state svolte una miriade di simulazioni al computer, con lo scopo di capire se lo scavenging (di routine) fosse una strategia di successo tra questi antichi esseri umani. In primo luogo, i ricercatori cercano di far capire che anche questa pratica è a tutti gli effetti una pratica tipica dei predatori, molto diffusa nel regno animale. Esiste questa sorta di diatriba anche per quanto riguarda le abitudini del predatore per eccellenza, almeno nella cultura popolare, ossia di 𝙏𝙮𝙧𝙖𝙣𝙣𝙤𝙨𝙖𝙪𝙧𝙪𝙨 𝙧𝙚𝙭. Infatti, per alcuni è impensabile che un bestione con uno dei morsi più potenti nel regno animale, possa nutrirsi di carcasse.
Quindi, prima di continuare con il testo, vi pongo questa domanda: è meglio nutrirsi "facilmente" senza sprecare troppe energie, oppure spenderne molte per cacciare (con la consapevolezza che non tutti i colpi andranno a segno)?
Comunque, nutrirsi di carogne è una sorta di "flessibilità comportamentale" che ha caratterizzato anche la storia degli ominini. Sono stati considerati per questo studio predatori al top della catena alimentare, come "le tigri dai denti a sciabola" (𝙈𝙚𝙜𝙖𝙣𝙩𝙚𝙧𝙚𝙤𝙣 in questo caso) che solevano nutrirsi di antilopi, rinoceronti lanosti, o comunque pasti nutrienti.
La domanda è: gli ominini sono stati in grado di trarre vantaggio da azioni del genere?
Avrebbero potuto superare altri animali spazzini come la iena gigante?
Ritorniamo alla simulazione. Sono stati costruiti dei modelli che hanno simulato le condizioni ecologiche e le varie competizioni tra varie specie durante il Pleistocene Superiore nella Penisola Iberica Settentrionale (tra Portogallo e Spagna, per intenderci). E' stata stimata in primis la quantità di carne e grasso lasciata sulle carcasse dai grandi felidi, come 𝙈𝙚𝙜𝙖𝙣𝙩𝙚𝙧𝙚𝙤𝙣. I ricercatori hanno provato ad ipotizzare che, se questo genere di animali avesse cacciato una preda a settimana, avrebbe consumato solo 1/3 dell'energia disponibile per via dei suoi denti conici, lasciando il resto a spazzini opportunisti.
Bene, abbiamo un po' di carne disponibile, e da qui in poi sono stati inseriti ominini e iene giganti nella simulazione, stimando sia i costi energetici che il possibile dispendio di energia dovuto alla caccia attiva, tenendo conto del numero delle popolazioni di prede e predatori che hanno determinato il numero di carcasse disponibili.
In generale, quando erano presenti pochi felidi dai denti a sciabola, gli ominini non riuscivano spesso a procurarsi abbastanza carcasse per sopravvivere (magari integrando con la caccia "attiva") mentre, per quanto riguarda le iene giganti, sopravvivevano solo pochi individui.
Siamo abituati ad associare la caccia ad utensili complessi, ma con la simulazione si vuole dimostrare che questa pratica sia comparsa prima, accompagnata da altre pratiche integrative (come lo scavenging). I ricercatori sostengono che hanno solo cercato di dimostrare che gli umani avrebbero potuto svolgere questa pratica in determinate condizioni, non che fosse la normalità. Il fattore più importante, in aiuto di questa pratica (e viceversa) è la socialità, infatti gli esseri umani avrebbero potuto prendere il sopravvento sulle iene solo quando organizzati in grandi gruppi, così da respingere i concorrenti.
Vediamo brevemente i risultati:
-è stato stabilito che un grupo composto da almeno 5 individui, avrebbero potuto scacciare le iene giganti (in genere solitarie);
-un gruppo minore di 5 individui, le popolazioni di iene prendevano il sopravvento;
-se il numero di predatori era elevato, la disponibilità di carcasse era maggiore e quindi gruppi umani composti da meno di 5 individui erano comunque in grado di nutrirsi di carcasse;
-quando gli ominini si unirono in gruppi composti da più di 5 individui (fino a 13), le popolazioni di iene diminuirono (con la sopravvivenza, comunque, delle stesse). Con un numero maggiore di 13, le simulazioni suggeriscono che la disponibilità di carne diminuiva, ed un gruppo così corposo era capace di prevalere, in modo assoluto, sulle popolazioni delle iene (quindi, essere un gruppo così numeroso, comportava certi vantaggi non di poco conto).
Insomma, la cooperazione in questi casi avrebbe potuto svolgere un ruolo fondamentale per la "caccia alle carogne", ma qui i ricercatori mettono in evidenza come questa pratica sia complessa quanto la caccia attiva. La cooperazione era necessaria per scacciare la iena gigante e, allo stesso tempo, lo scavengign, avrebbe promosso (in parte) l'organizzazione sociale. Infatti, se 𝙃𝙤𝙢𝙤𝙩𝙝𝙚𝙧𝙞𝙪𝙢 (utilizzato nelle simulazioni) se non fosse stato un animale solitario, come suggeriscono alcuni scienziati, i gruppi di questi grandi predatori avrebbero potuto lasciare poca carne sulle ossa per gli spazzini. Del resto, è ciò che accade anche alle iene moderne: lo scavenging è un fenomeno parallelo alla caccia, e questi animali utilizzano la tecnica più efficace in base alla situazione.
Così anche 𝙃𝙤𝙢𝙤 𝙚𝙧𝙚𝙘𝙩𝙪𝙨 erano opportunisti, cacciatori e onnivori. Quindi, erano in grado di cacciare ma anche di organizzarsi in gruppo per "conquistare" una carcassa, e questo fino a quando gli umani in generale non sono stati in grado di "potenziare" sia l'arsenale in loro possesso, di affinare tecniche di caccia, di raccogliere verdure o di "sfornare" qualche prodotto a base di vegetali. Insomma, bisogna abbandonare l'idea che l'attività di spazzino sia una pratica poco complessa in quanto avrebbe potuto richiedere comportamenti, comunicazioni piuttosto complesse e sofisticate capacità cognitive non di poco conto. Insomma, è meglio che qualcuno "uccida per te" che correre rischi durante la caccia.

Per la fonte, clicca qui


Nessun commento:

Posta un commento